
La Macchina dei Sogni 2025
Quarantaduesima edizione
LA FURIA E LA BELLEZZA
direzione artistica
Mimmo Cuticchio
Polizzi Generosa
4>7 agosto: laboratorio
5>10 agosto: mostra
8>10 agosto: spettacoli
10 agosto: incontro

Giunto alla 42ª edizione, “La Macchina dei Sogni” si conferma come uno dei festival più longevi nell’ambito del teatro di figura e di narrazione, dedicato all’immaginario popolare e all’arte dell’incontro.
Il tema di quest’anno – La furia e la bellezza – intreccia linguaggi artistici che esplorano il confine tra l’impeto e la grazia, tra il tumulto del vivere e la necessità della meraviglia. È un titolo che richiama la forza primigenia della creatività e, insieme, la delicatezza del gesto artistico. Una tensione tra istinto e armonia, tra caos e poesia, tra apollineo e dionisiaco.
Come sempre, “La Macchina dei Sogni” sarà un laboratorio aperto, un viaggio collettivo che attraversa epoche, linguaggi e geografie artistiche. Il programma prevede spettacoli di teatro di figura, narrazioni performative, laboratori, incontri pubblici e mostre, accogliendo compagnie e artisti provenienti da contesti differenti ma uniti dalla stessa missione: raccontare, emozionare, accendere visioni.
In linea con la sua vocazione storica, il Festival intreccia le radici della tradizione con lo sguardo sul contemporaneo, aprendo spazi di dialogo tra il mito e l’attualità, tra la memoria e il futuro.
In un’epoca segnata da forti contrasti e preoccupazioni per il futuro, il programma di quest’anno invita a leggere la bellezza non come forma placata, ma come energia viva, spesso attraversata dalla furia: una bellezza inquieta, che interroga e trasforma.
Ma l’edizione 2025 sarà anche un omaggio alla resilienza dell’arte e degli artisti, alla loro capacità di reinventarsi, di resistere e di continuare a costruire bellezza nei momenti di maggiore instabilità. Un invito a non rinunciare al sogno, ma ad accoglierlo proprio là dove la furia cieca sembra dominare.
Simbolo centrale del Festival sarà l’Eneide di Virgilio, poema fondativo della nostra civiltà e allo stesso tempo di grande attualità, in quanto racconto di fuga, di esilio, di speranza. La figura di Enea, emblema di ogni essere umano in cammino, ci accompagnerà in un viaggio tra città in rovina, incendi, promesse e speranze. L’Eneide è il nostro specchio, ci parla della necessità di partire, di attraversare il dolore, di cercare nuove terre, anche metaforiche, per rifondare la nostra umanità a partire dalla memoria condivisa.
Accanto al viaggio, il Festival si occuperà della guerra, non come rievocazione storica ma come condizione esistenziale del nostro presente. Siamo scossi e preoccupati per l’escalation dei conflitti in corso, che riportano indietro l’orologio della storia e della civiltà, angosciati dal dolore e dalle domande senza risposte dei bambini, dall’impotenza e dai silenzi degli adulti. Ecco perché il Festival sceglie di non voltarsi dall’altra parte, ma di fare dell’Arte uno spazio di consapevolezza e di confronto.
L’edizione 2025 de “La Macchina dei Sogni” si svolge a Polizzi Generosa, nel cuore delle Madonie. Un ritorno significativo – dopo le edizioni del 2000, 2004, 2005, 2006, 2008 e 2009 – un ritrovarsi in un luogo che non è solo geografico ma simbolico, capace di accogliere e amplificare il senso più profondo del Festival: fare della bellezza un bene comune, condiviso e vissuto insieme.
Polizzi non sarà una semplice cornice, ma parte viva e attiva del racconto. Il Festival coinvolgerà direttamente la comunità locale attraverso due momenti esperienziali aperti alla cittadinanza, pensati come veri e propri cantieri di creazione collettiva.
Il primo, Gli Dei e la guerra: raccontare l’Iliade ai bambini, è un laboratorio ideato da Sara Cuticchio per avvicinare i più piccoli ai temi epici attraverso la scoperta, il linguaggio del gioco e della narrazione. Il secondo, Una giornata particolare, si articola in due tempi: dapprima saranno proiettati tre documenti filmati che consentono di cogliere le trasformazioni dell’immaginario collettivo dagli anni ’60 del Novecento ad oggi; successivamente ci si addentrerà nell’universo del pupo siciliano con un focus sull’arte della manovra e dei movimenti che danno vita ai pupi di scuola palermitana.
Attraverso questi due percorsi, “La Macchina dei Sogni” ribadisce il proprio intento di coinvolgere la cittadinanza – grandi e piccoli – non solo come spettatori, ma come autori e protagonisti di un’esperienza culturale viva e condivisa.
In questo disegno si colloca anche la mostra Sette volte sogno. Tracce, memorie e creazioni di una città che si fa teatro, che raccoglie i materiali realizzati a Polizzi nelle edizioni passate del Festival.
A completare il programma, gli spettacoli pomeridiani e serali che animeranno la città intrecciando sogni, storie e visioni.
CALENDARIO
Laboratorio, Mostra, Spettacoli e Incontro
Informazioni
Tutti gli eventi in programma sono a ingresso libero.
Visita la pagina FaceBook dedicata a La Macchina dei Sogni 2024
LABORATORIO e INCONTRO


Centro Polifunzionale “G. Dalla Chiesa”
1° piano, Corso Garibaldi
Dal 4 al 6 agosto, ore 16.30>19.30
7 agosto, ore 18.30, esito del laboratorio in Piazza Trinità
Laboratorio di Sara Cuticchio
Gli Dei e la guerra: raccontare l’Iliade ai bambini
Gli Dei e la guerra: raccontare l’Iliade ai bambini
Sara Cuticchio guiderà bambini e bambine in un laboratorio che racconterà l’Iliade di Omero attraverso le figure degli Dei. Saranno esplorati i capricci, le gelosie, gli interventi celesti che condizionano il destino degli uomini e degli eroi. Un modo per avvicinare i bambini al mito con leggerezza e profondità attraverso il gioco teatrale, il racconto e l’immaginazione.
I bambini intraprenderanno un viaggio creativo scoprendo l’Iliade attraverso la costruzione e la messa in scena dei pupi. Mentre con le loro mani daranno vita ai personaggi del mito, la fantasia rievocherà le grandi storie dell’epica, spingendoli a riflettere su temi universali come il conflitto, il coraggio e la ricerca di pace.
Sara Cuticchio
Nasce in una famiglia d’arte, per la quale il Teatro dei pupi non è solo un mestiere ma il respiro quotidiano della vita, un destino condiviso. Figlia di Mimmo Cuticchio, cresce tra le quinte del palcoscenico e le voci antiche del cunto, apprendendo il valore liturgico della parola e del gesto. La sua arte si nutre della tradizione ma la attraversa con uno sguardo lieve, portando il mito a dialogare con l’infanzia, i sogni e la meraviglia.


Auditorium San Francesco – Piazza Trinità
10 agosto
ore 16.30 – Prima parte (proiezioni) – Parco della Musica
ore 19.00 – Seconda parte (azione e movimento) – Piazza Trinità
Incontro – Mimmo e Giacomo Cuticchio
Una giornata particolare
L’idea di questo appuntamento, dedicato alla conoscenza dei pupi e pensato per non professionisti, nasce da un incontro per me memorabile: quello con il regista Martin Scorsese, avvenuto il 14 ottobre 2024, quando il regista ricevette a Polizzi la cittadinanza onoraria.
In quell’occasione, il grande maestro del cinema volle farmi un dono speciale: un giovane paladino Orlando, probabilmente emigrato con il suo oprante dalla Sicilia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Quel pupo gli era stato regalato per il suo settantesimo compleanno. Quando me lo consegnò, disse: «Desidero che torni a casa, cioè a teatro».
Ed è proprio nella memoria di quel gesto che in occasione del mio ritorno a Polizzi desidero incontrare la gente comune, persone curiose che vogliano avvicinarsi al mondo del Teatro dei pupi e scoprirlo come una realtà viva, che va ben oltre ciò che si trova nei libri e nelle descrizioni storiche.
Saranno due pomeriggi in piazza: uno spazio aperto a genitori, figli, giovani e meno giovani. Tutti saranno i benvenuti.
I pupi che porteremo non sono cavalieri armati, ma figure del popolo: donne, vecchi, giovani, bambini. Con loro metteremo in scena i grandi movimenti della storia umana: esodi, fughe dalle dittature, guerre e altre catastrofi che costringono intere popolazioni a lasciare la propria terra, le proprie case, i propri affetti.
Scoprirete che i pupi hanno sempre gli occhi aperti. E quando muoverete i loro fili, li vedrete prendere vita. E forse vi accorgerete che, con la loro fragilità e la loro forza silenziosa, sanno essere più credibili, più sensibili, più umani di tanti essere umani.
Prima parte: proiezioni
Un pomeriggio dedicato all’arte che si tramanda, si trasforma, si reinventa. Tre visioni cinematografiche aprono il dialogo, tracciando un itinerario tra memoria, linguaggi e trasposizione:
• Gli ultimi pupari di Ugo La Rosa, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (1967, 30’)
• Che cosa sono le nuvole di Pier Paolo Pasolini, con Totò, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Ninetto Davoli, Laura Betti, Adriana Asti (1968, 22’)
• Making Medusa di Chiara Andrich, con pupi, orchestra e coro diretti da Giacomo Cuticchio (2020, 24’)
Tre sguardi diversi, tre forme espressive, un solo teatro. Dalla marionetta tragica e metafisica immaginata da Pasolini alla Sicilia aspra e poetica descritta nel mediometraggio di Ugo La Rosa, fino all’elaborazione musicale della tragedia firmata da Giacomo Cuticchio. Un invito a riscoprire le radici antropologiche ed estetiche della nostra identità.
A seguire, un incontro-dialogo tra due protagonisti che incarnano la continuità e il cambiamento:
Mimmo Cuticchio, maestro, custode e innovatore dell’Opera dei Pupi, e Giacomo Cuticchio, compositore, regista e musicista capace di attraversare i linguaggi del presente con lo sguardo saldo alle radici. Padre e figlio si interrogano, si ascoltano, si rispecchiano. Una conversazione in cui il passaggio generazionale si fa atto d’amore e confronto creativo. Un’occasione rara per assistere a un dialogo umano e artistico tra due voci che fanno della scena un luogo di bellezza.
Seconda parte: azione e movimento
La seconda parte del pomeriggio proseguirà in piazza Trinità, dove venti cittadini e cittadine saranno guidati da Mimmo Cuticchio nell’arte della manovra e nei movimenti che danno vita ai pupi di scuola palermitana.
MOSTRA


Centro Polifunzionale “G. Dalla Chiesa”
1° piano, Corso Garibaldi
Inaugurazione 5 agosto, ore 19.30
Apertura dal 6 al 10 agosto, ore 10.00>19.00
MOSTRA
Sette volte sogno
Tracce, memorie e creazioni di una città che si fa teatro
Nel cuore delle Madonie, tra le pietre antiche e l’aria sottile di Polizzi Generosa, La Macchina dei Sogni ha trovato nel tempo un rifugio e un palco d’eccezione. Questo piccolo borgo, generoso non solo di nome ma di spirito e visioni, ha ospitato il Festival in ben sei occasioni: nel 2000, 2004, 2005, 2006, 2008 e 2009. Le piazze, i vicoli e i cortili si sono fatti teatro di meraviglia, popolandosi di pupi, narratori, musicisti e storie che respiravano insieme alla montagna.
Nel 2025 La Macchina dei Sogni torna a Polizzi per la settima volta, rinnovando un legame profondo che unisce arte e territorio, comunità e impegno. Un ritorno che riannoda legami profondi, segnando una nuova tappa di un viaggio condiviso, nel quale la memoria del Festival si intreccia con quella viva del luogo e delle persone che lo abitano.
Un esempio emblematico è rappresentato dalle scenografie e dai pupi ad altezza d’uomo realizzati a Polizzi per il nostro Macbeth, che debuttò a Città di Castello (PG) per poi raggiungere prestigiosi teatri italiani. Un progetto scenografico profondamente influenzato dallo stesso paesaggio polizzano, che Pina Patti restituì nei fondali e nei cartelloni preparati per la messa in scena.
E come non ricordare l’anno in cui celebrammo il quarto centenario della prima pubblicazione del Don Chisciotte di Cervantes? In quell’occasione, Polizzi divenne palcoscenico diffuso con uno spettacolo memorabile interpretato da Mimmo Cuticchio, Vincent Schiavelli e diversi altri artisti: l’intero borgo, il paesaggio e gli abitanti, si fecero parte viva della narrazione.
Così come uno dei momenti più significativi rimane l’edizione del 2006, che dedicammo alle donne quando ancora di certe questioni se ne parlava poco. Lo spunto fu l’ottantesimo compleanno – o, come amavamo dire, i suoi quattro venti – di Pina Patti, mamma di Mimmo Cuticchio, mia suocera, una donna straordinaria che ho amato come una madre. A questa donna e artista, che ha contribuito con discrezione ma con forza alla nostra attività e ai nostri sogni, abbiamo voluto rendere omaggio attraverso un’edizione che univa il nostro profondo affetto per lei a un impegno civile autentico: riconoscere la centralità delle donne nella vita, nell’arte, nella memoria e nel futuro. Un gesto d’amore e di memoria che restituiva luce e voce al suo lavoro, per noi ancora oggi fondamentale.
La Macchina dei Sogni non è solo una storia di spettacoli, ma di relazioni. Polizzi Generosa è stata ed è ancora oggi una città-laboratorio, un luogo dove la tradizione incontra la sperimentazione, e dove il teatro si fa paesaggio, naturale e umano.
Accanto ai pupi, alle scenografie, ai cartelloni e agli oggetti di scena, la mostra offre uno spazio intimo e allo stesso tempo corale dedicato a ciò che resta nel tempo: le tracce, le testimonianze, le memorie condivise. Restituiamo a modo nostro l’affetto e la gratitudine a tutte quelle donne e uomini – artisti, cittadini, amici – che negli anni hanno preso parte a questo cammino, e che con discrezione e passione hanno contribuito a dare concretezza scenica ai sogni. Una forma di teatralizzazione del documento, un modo per dire che Polizzi non ha solo ospitato il Festival ma lo ha accolto, nutrito, ispirato con passione e partecipazione. In cambio, noi abbiamo seminato sogni che germogliano, con la consapevolezza che il teatro non è mai un atto solitario, ma un gesto collettivo di fiducia.
Elisa Puleo
(Direttrice organizzativa de La Macchina dei Sogni)
SPETTACOLI e COMPAGNIE

Piazza Trinità
8 agosto, ore 22.30
Compagnia Figli d’Arte Cuticchio
La fuga di Enea e la scoperta di una nuova patria
L’Eneide è un poema antico, eppure sorprendentemente attuale. Al centro della narrazione si staglia la tensione tra il fato ineluttabile e le passioni umane: Enea, pur profondamente legato a Didone, è costretto a piegarsi alla volontà degli dei, innescando un destino di morte e sofferenze. Ma l’opera affronta anche altri temi di universale valenza: il rapporto con il divino, il valore dell’amicizia, il dramma della migrazione, l’importanza del senso di comunità. La poesia virgiliana, capace di restituire tutte le sfumature dell’animo umano, rappresenta un modello di bellezza e un archetipo per tutte le forme letterarie successive.
Il mito di Enea non è solo un racconto del passato, la figura del profugo virgiliano torna oggi a proporsi come emblema di esili altrettanto drammatici. La sua condizione di esule, di sconfitto senza patria, riflette quella del migrante contemporaneo. Su questi temi si concentra il nostro spettacolo. Nell’Eneide emerge con forza il tema del meticciato, che è alla base della fondazione di Roma e della storia di diverse città del mondo L’Impero Romano si è costruito attraverso una continua stratificazione di popoli, mescolanze, incroci culturali. Ed è proprio questo modello che, ancora oggi, sembra rispecchiarsi nello sviluppo civile e politico del mondo intero: una geografia umana in costante movimento, uno spazio condiviso attraversato da popoli, culture ed etnie diverse.
Tuttavia, la storia di Enea non è soltanto un viaggio di speranza: è anche storia di violenze, soprusi e conquiste sanguinose. Il nostro obiettivo, con La fuga di Enea, non è tanto raccontare la guerra con le sue atrocità e la sua forza distruttrice, quanto far emergere il valore, il coraggio e lo spirito di sacrificio al servizio di nobili ideali.
Per questa messa in scena abbiamo realizzato nuovi pupi e dipinto nuovi fondali. Le musiche originali, eseguite dal vivo, non saranno quelle tradizionali del piano a cilindro, ma nasceranno dall’incontro tra strumenti antichi e moderni. La colonna sonora accompagnerà l’azione scenica seguendo i ritmi dell’improvvisazione tipici del teatro dei pupi.
La compagnia Figli d’Arte Cuticchio
Nasce nel 1971 sotto la guida di Mimmo Cuticchio, che il 28 luglio 1973 inaugura il Teatro di Via Bara all’Olivella. Il recupero delle tecniche tradizionali dei pupi e del cunto, la ricerca e la sperimentazione sono i principali ambiti di lavoro della Compagnia, che nel 1977 si costituisce in Associazione per realizzare, oltre alle produzioni, progetti di promozione e divulgazione culturale: mostre, laboratori e il festival di teatro di figura e narrazione “La Macchina dei Sogni”, giunto alla 42esima edizione. Dal 2007 il patrimonio completo di pupi, fondali, copioni, macchine sceniche, piani a cilindro, è diventato un luogo aperto al pubblico, un museo in movimento che si sviluppa nei luoghi dove la compagnia lavora, costruisce i pupi e rappresenta le storie tradizionali e di nuova creazione. Oltre al teatro e al laboratorio, esiste un archivio costantemente aggiornato. Nel 2013 il Ministero dei Beni Culturali, su proposta della Soprintendenza Archivistica per la Sicilia, ha dichiarato l’Archivio di Mimmo Cuticchio di “interesse storico particolarmente importante”.

Piazza Trinità
9 agosto, ore 22.30
Enzo e Lorenzo Mancuso
Un canto essenziale
Nelle voci penetranti di Enzo e Lorenzo Mancuso si avverte il respiro solenne della storia, quella vera, fatta di popoli in cammino, di ferite mai rimarginate, di tenerezze sopravvissute al tempo. È un respiro che viene da lontano e che attraversa la Sicilia come un soffio antico e ininterrotto: la Sicilia delle zolle e del sale, dei miti e degli esodi, crocevia dolente e glorioso di civiltà.
Le loro melodie attraversano le stagioni dell’anima e le storie collettive, raccontano l’amore e la morte, la fuga e il ritorno, la nostalgia e la ribellione.
Le canzoni dei Fratelli Mancuso parlano con pudore e forza di antiche tensioni e presenti indignazioni civili, di ataviche oppressioni e dell’eterno desiderio di libertà. Raccolgono l’eco dei canti contadini, delle nenie funebri, delle preghiere delle madri e dei lamenti dei migranti, e li portano con passo lento ma deciso sulle rotte del nostro mare, il Mediterraneo, che è culla e ferita, abbraccio e confine.
Nel loro universo sonoro convivono strumenti ancestrali e invenzioni contemporanee, il silenzio e l’armonia, il dolore e la bellezza. Ogni composizione è un atto d’amore per la terra e per l’umano, un viaggio nel profondo della coscienza, una dichiarazione poetica che ha il sapore di un rito.
Sono cantori dell’anima. Ma di un’anima che non si rassegna, che continua a interrogare il tempo e a cercare la luce anche nella notte più lunga. E il loro canto, così essenziale, resta. Resta e ci salva.
Enzo e Lorenzo Mancuso
Noti come i Fratelli Mancuso, sono tra le voci più originali e profonde del panorama musicale contemporaneo italiano ed europeo. Originari di Sutera, piccolo borgo nell’entroterra siciliano, emigrano da giovani a Londra, dove negli anni Settanta iniziano un percorso artistico e umano che li condurrà a riscoprire, rinnovare e reinventare il patrimonio musicale della loro terra d’origine.
Autodidatti, polistrumentisti e compositori, creano un linguaggio musicale che trascende le categorie tradizionali. La loro produzione si nutre di canti ancestrali siciliani, di echi mediterranei, di spiritualità orientale e di sperimentazioni contemporanee. Il dialetto siciliano, nella loro opera, diventa lingua universale dell’anima.
Accostati per intensità emotiva e rigore poetico a grandi artisti come Arvo Pärt, Giovanna Marini o Jordi Savall, i Mancuso hanno composto colonne sonore per il teatro, la danza e il cinema (tra cui le musiche per “Placido Rizzotto” di Pasquale Scimeca), e collaborato con registi e coreografi italiani e internazionali. Le loro musiche sono state utilizzate in spettacoli diretti da figure del calibro di Peter Brook, Thierry Salmon, Emma Dante, tra gli altri.
Tra i loro dischi più noti: Nzumie (1997), Bella Maria (2000), Cantu (2002), Stella (2013) e Manzamà (2018), lavoro quest’ultimo che segna una nuova maturità espressiva, ricca di tensioni spirituali, politiche e poetiche.
La cifra stilistica dei Fratelli Mancuso è quella di un canto essenziale che unisce rigore e passione, radicamento e apertura, memoria e invenzione. Più che musicisti sono testimoni: portano avanti un’arte che non è solo estetica, ma anche etica, capace di interrogare il presente con le parole antiche del cuore.
Recentemente l’Università degli Studi di Messina ha conferito loro la laurea magistrale honoris riconoscendo il loro contributo straordinario alla cultura musicale, teatrale e poetica del Mediterraneo.

Piazza Trinità
10 agosto, ore 22.30
Alfonso Veneroso
Achille ed Ettore – La morte dell’eroe
Trattasi di uno spettacolo che riflette sul senso – o, meglio, sul non senso – della guerra, così come ci viene rappresentata da Omero. Dopo aver celebrato a lungo le virtù belliche, l’Iliade si chiude svelando l’assurdità e la contraddizione più profonda del conflitto.
In scena: un poeta-narratore, un abito senza tempo e la poesia immensa di Omero.
I versi iniziali ci immergono nell’universo omerico, dove l’uomo si confronta con le forze invisibili che governano la vita, il tempo, la gloria e la morte. È qui che si dispiega l’antefatto: la scintilla che accende il duello finale. Da un lato, il dolore lacerante di Achille per la perdita di Patroclo, amico amatissimo, che lo spinge a rompere il proprio orgoglioso isolamento e a tornare in battaglia; dall’altro, la scelta di Ettore, che resta fuori dalle mura di Troia per difendere ciò che ama – la sua gente, la sua casa, il proprio onore. Due visioni del destino che si avvicinano fino a collidere nel cuore della tragedia.
Ma il momento più struggente del poema viene dopo la morte di Ettore. Priamo si reca da solo, nella notte, nel campo nemico per riscattare il corpo del figlio. Affrontando a sua volta la morte, riesce a toccare il cuore di Achille. I due, nemici, piangono insieme le proprie sventure. Achille, dopo dodici giorni di oltraggio sul corpo dell’eroe troiano, si apre alla compassione, consola Priamo e lo invita a resistere.
È il punto più alto dell’Iliade, quando Omero solleva il velo sull’assurdità della guerra e ci mostra ciò che accomuna tutti gli uomini, al di là delle armi e delle cause: il dolore.
Alfonso Veneroso
Attore, autore e interprete teatrale. Il suo percorso artistico prende forma nella bottega di Mimmo Cuticchio, con cui si avvicina al teatro epico e alla narrazione orale, radicandosi in un’arte antica fatta di voce, corpo e memoria.
Dopo questa esperienza fondante, Veneroso prosegue il suo cammino affiancando Luca Ronconi, uno dei più grandi registi del teatro europeo del Novecento. Al fianco di Ronconi approfondisce una pratica teatrale colta, rigorosa e visionaria, che ne rafforza lo spessore interpretativo e la sensibilità per i testi classici.
Negli anni sviluppa una propria poetica scenica che coniuga la tradizione del racconto orale con le esigenze del teatro contemporaneo. I suoi spettacoli, spesso costruiti attorno a grandi archetipi della letteratura e del mito, si distinguono per l’uso raffinato della parola e per la capacità di attivare nello spettatore un ascolto profondo, quasi rituale.
La sua ricerca artistica è da sempre tesa a fare del teatro un ponte tra il passato e il presente, tra il gesto artigianale e la riflessione politica, tra l’eredità culturale e la necessità di un linguaggio vivo e accessibile. In questo equilibrio tra radici e visione si colloca la sua cifra più autentica: un teatro sobrio, essenziale e potente, capace di rinnovare il senso del mito nella scena contemporanea.

Piazza Trinità
8 agosto, ore 18.30
Compagnia Lannutti e Corbo
All’InCirco Varietà
All’InCirco Varietà è un’esplosione di comicità, poesia, magia, acrobazia e follia: uno spettacolo travolgente che cresce scena dopo scena come un fuoco d’artificio. Un viaggio nell’arte varia, sospeso tra il circo-teatro e il cabaret, dove l’imprevedibile è la regola e ogni numero è una sorpresa.
Lannutti & Corbo danno vita a un varietà surreal-popolare, popolato da creature stralunate e irresistibili: un imbonitore instancabile, una soubrette senza tempo, Saverio – l’oggetto del desiderio –, un acrobata che sogna un mondo alla rovescia, un ventriloquo muto, il misterioso Frank-Stein, mago della Maiella, accompagnato dalla sua fedele assistente, e tanti altri, eventuali e vari, a seconda della serata e dell’umore.
P.I.P.P.U. – Piccola Impresa Per Produrre Umorismo
Nasce nel 2011 come progetto artistico e produttivo della Compagnia Lannutti & Corbo, formata da Domenico Lannutti e Gaby Corbo – coppia nella vita e complici sulla scena, equilibristi tra poesia e comicità, follia e tenerezza.
Con un acronimo che è già una dichiarazione d’intenti, la P.I.P.P.U. si propone di diffondere umorismo intelligente e meraviglia trasversale, promuovendo gli spettacoli della compagnia e organizzando corsi, laboratori e seminari di circo-teatro e teatro comico.
La missione è chiara (e dichiaratamente giocosa): fondere e contaminare linguaggi e tecniche, mescolare clowneria, giocoleria, mimo, cabaret, acrobatica e teatro fisico per generare stupore a 360 gradi e portare il pubblico di ogni età in un mondo dove l’assurdo è reale e la realtà è più bella se un po’ assurda.
La P.I.P.P.U. è dunque una piccola grande fucina dell’umorismo contemporaneo, dove ogni risata è il risultato di un alchemico incastro di arte, mestiere e leggerezza.

Piazza Trinità
8 agosto, ore 18.30
9 agosto, ore 17.00
10 agosto, ore 17.00
Girovago e Rondella Family Theater
Manoviva – Il teatro dove parlano le mani
Un microcosmo straordinario nel quale le mani diventano protagoniste assolute, narratrici silenziose di una storia fuori dal tempo. Senza mai ricorrere alla parola, le dita si trasformano in personaggi vivi, emozionanti, capaci di esibirsi in numeri di giocoleria, acrobatica, musica e poesia visiva. È il mondo incantato di Manin e Manon, due esseri minuscoli e incredibili, che prendono vita nelle mani di due artisti straordinari.
Manin, giocoliere, mangiafuoco e musicista one man band, e Manon, funambola, danzatrice e acrobata, si muovono tra le dita come su un palcoscenico invisibile. Le luci si accendono e il sipario si apre su un universo dove tutto è possibile, dove il gesto minimo diventa magia e il corpo si trasforma in teatro vivente.
Con le mani, Girovago e Rondella hanno tracciato un sentiero nuovo nel panorama del teatro visivo internazionale, facendo di un gesto semplice una porta spalancata sulla meraviglia.

Piazza Trinità
8 agosto, ore 17.00 e 21.30
9 agosto, ore 21.30
10 agosto, ore 19.30
Antipodi
Ogni punto sulla superficie terrestre ha il suo opposto: l’antipodo. Due luoghi, lontanissimi fra loro, sono misteriosamente uniti da una linea invisibile che attraversa il centro della Terra. Così, paesaggi lontani e creature diversissime si corrispondono, legati da un filo sotterraneo profondo quanto il diametro del nostro pianeta.
In un’epoca in cui ogni meta sembra a portata di clic, Antipodi ci invita a immaginare un luogo che esiste davvero, ma che si allontana ad ogni nostro passo. Un luogo che non si raggiunge viaggiando, ma perdendosi.
Antipodi è uno spettacolo che fonde molteplici linguaggi del teatro di figura: dalle ombre cinesi alla manipolazione di oggetti, dal teatro di marionetta al teatro fisico, mescolando comicità, lirismo e inquietudine. Le tecniche si intrecciano e si contaminano, creando un universo scenico ibrido e onirico, in cui ciò che è piccolo diventa enorme, e ciò che è lontano si riflette improvvisamente dentro di noi.
Teatri Mobili: un’unica poetica in movimento
CamionTeatro è un teatro viaggiante, ricavato all’interno di un autocarro allestito con cura artigianale, capace di accogliere fino a 35 spettatori per volta. Al suo interno prendono vita due spettacoli senza parole, sospesi tra poesia visiva e teatro di figura, capaci di comunicare a tutte le età e a ogni latitudine, grazie ai linguaggi universali del gesto e della musica, che attivano l’immaginazione.
Accanto a questo spazio scenico prende forma un intero microcosmo teatrale: il “Camion Museo delle Marionette Meccaniche su Ruote”, che, insieme al “CamionTeatro”, delimita un foyer all’aperto, luogo conviviale e di scambio. Qui convivono un palco per la musica dal vivo, piccoli teatrini emozionali (scatole sceniche elettromeccaniche dedicate a un solo spettatore per volta) e una biblioteca interamente dedicata alle arti dello spettacolo.
Questo progetto non è solo una collaborazione tra due compagnie, ma l’espressione di un’unica poetica, nata dall’incontro profondo tra “Girovago e Rondella Family Theater” e la “Compagnia Dromosofista”. Due forze artistiche distinte ma intimamente affini, che oggi si muovono come un solo corpo poetico. Insieme, danno vita a “Teatri Mobili”: un’idea di teatro che torna per strada, che incontra le persone, che sorprende e commuove “in silenzio”, che si insinua tra le pieghe del quotidiano. Un teatro che è artigianato, incanto, viaggio condiviso e arte di stare insieme.
Girovago e Rondella Family Theater
Non è solo una compagnia, ma un modo di pensare l’arte come viaggio, esperienza collettiva, gioco e rito. Un teatro senza confini, capace di incantare adulti e bambini in ogni angolo del mondo.
Il loro palcoscenico ideale non è la sala tradizionale ma la strada, le piazze, gli spazi non convenzionali: luoghi vivi, aperti all’incontro diretto con lo spettatore.
La loro storia comincia nel 1987, quando Marco Grignani e Federica Lacomba salpano letteralmente alla volta dell’arte, dando avvio alla loro avventura creativa su una barca-teatro in Grecia. Dodici artisti provenienti da mondi diversi – danza, teatro di figura, videoarte – danno vita a un esperimento collettivo, un sogno in navigazione tra le isole dell’Egeo. Da quell’esperienza di comunità nasce il seme di un linguaggio teatrale unico, che ancora oggi nutre il lavoro della compagnia.
Negli anni, Girovago e Rondella hanno sviluppato un’estetica inconfondibile, dove la manipolazione fisica, il teatro visuale e la drammaturgia non verbale si fondono in un’esperienza teatrale intima, straniante, profondamente umana.
Attualmente la compagnia vive e lavora a Vetralla (VT), presso lo Spazio Dromosofico, una casa-atelier immersa nella natura, sede di residenze artistiche, laboratori internazionali e incontri formativi, dove si esplorano linguaggi di frontiera: dalla costruzione della marionetta al suono come drammaturgia, dalla manipolazione corporale alla regia di uno spettacolo senza parole.
Girovago e Rondella collaborano regolarmente con il Dipartimento di Arti e Spettacolo dell’Università “La Sapienza” di Roma, dove sono invitati a tenere workshop e conferenze sulle nuove forme del teatro visuale e performativo.

Piazza Gramsci
9 agosto, ore 18.30
I burattini di Mattia Zecchi
La vendetta della Strega Morgana
Nel regno di Sua Maestà Re Francesco fervono i preparativi per un evento memorabile: il matrimonio del principe Ottavio con la principessa Bianca del regno di Terrafelice. Il castello è in fermento e il Dottor Balanzone – illustre consigliere di corte, pedante e zelante – supervisiona ogni dettaglio dell’imminente ricevimento nuziale.
Ma la grande festa prende una piega inattesa. Alla corte, non invitata e furiosa, si presenta la Strega Morgana. Re Francesco le nega udienza e le ricorda, senza tanti giri di parole, che non è gradita al palazzo a causa della sua malvagità e dei guai che ha sempre portato con sé. Umiliata di fronte alla nobiltà riunita, la strega si infuria e, decisa a vendicarsi, lancia un potente incantesimo e rapisce il principe Ottavio sotto gli occhi increduli della corte.
È l’inizio di un’avventura travolgente, che vedrà il coraggioso Fagiolino – l’eroe popolare per eccellenza, scanzonato, ribelle e armato del suo inseparabile bastone – partire alla ricerca del principe rapito. Tra magie, trabocchetti, duelli esilaranti e personaggi fuori dal comune, Fagiolino dovrà affrontare la perfida Morgana nel suo oscuro nascondiglio e riportare la pace nel regno.
Lo spettacolo, divertente e ricco d’azione, è un omaggio alla grande tradizione del teatro dei burattini dell’Emilia Romagna. Mattia Zecchi, erede di una storica famiglia di burattinai, dà voce e corpo a una galleria di personaggi indimenticabili, mescolando comicità, ritmo incalzante e abilità artigianale nella manipolazione delle figure. La vendetta della Strega Morgana è una fiaba teatrale per grandi e piccini, in cui il bene trionfa con una risata… e qualche sonora bastonata.

Piazza Gramsci
10 agosto, ore 18.00
Fagiolino il pescatore
Uno spettacolo divertente e surreale ispirato a un’idea originale del grande Otello Sarzi, scritto da Romano Daniell e reinterpretato da Mattia Zecchi, che ne restituisce il sapore popolare, il ritmo travolgente e la sapienza artigianale della tradizione burattinesca emiliana.
Nel tranquillo regno marinaro di Bellomare si cela un mistero che preoccupa l’intera popolazione: da mesi, i pescatori tornano ogni giorno a mani vuote. Non un solo pesce sembra più nuotare nelle acque un tempo generose. La situazione diventa insostenibile, soprattutto per Sua Maestà Stoccafisso I°, sovrano eccentrico e ghiottissimo di pesce, che non può più soddisfare le sue insaziabili voglie culinarie. Infuriato e affamato, il Re emana un proclama: chiunque gli porterà del pesce fresco sarà ricompensato con ben 100 monete d’oro. Una promessa che accende gli occhi del nostro protagonista Fagiolino, pescatore sfortunato e ormai ridotto sul lastrico.
Così, armato di coraggio e spinto dalla disperazione, Fagiolino parte alla ricerca della strega, pronto a tutto pur di risvegliare il mare e conquistare la ricompensa. Ma il viaggio sarà tutt’altro che semplice: tra magie, tranelli e personaggi bizzarri, il nostro eroe scoprirà che la maledizione si cela non solo nelle profondità marine, ma anche tra le stanze del palazzo reale, dove la bramosia di ricchezza offusca ogni buon senso.
Con il suo immancabile bastone, la sua scaltrezza e una buona dose di ironia, Fagiolino riuscirà ancora una volta a rimettere tutto a posto, riportando l’equilibrio tra il popolo, il mare e… il piatto del re.
I burattini di Mattia Zecchi
La compagnia nasce dall’incontro tra passione, dedizione e un lungo apprendistato nell’arte del teatro di figura. Mattia Zecchi si avvicina ai burattini sin da bambino, seguendo con entusiasmo e curiosità il lavoro del maestro Romano Danieli, di cui è stato allievo e collaboratore. Proprio accanto a lui apprende i segreti della “baracca”, l’uso delle voci, la costruzione dei personaggi e il ritmo scenico, sviluppando uno stile personale fondato sulla tradizione emiliana.
Nei suoi spettacoli, Zecchi dà vita a un mondo popolato da figure storiche come Fagiolino, Sganapino, Balanzone e Sandrone, rinnovandone le vicende con vivacità narrativa, comicità contemporanea e un sapore popolare autentico. Accanto ai classici del repertorio, propone testi nuovi o rivisitati, mantenendo sempre un equilibrio tra memoria e invenzione.
La compagnia lavora con burattini a guanto realizzati artigianalmente nel pieno rispetto delle tecniche della tradizione emiliana. Il tratto distintivo è l’energia con cui Zecchi anima la scena: un gesto preciso, una voce camaleontica e una capacità naturale di coinvolgere grandi e piccoli con intelligenza e ironia.
Nel lavoro di Mattia Zecchi, il teatro dei burattini non è nostalgia: è un linguaggio vivo, corporeo e diretto, capace di far ridere, pensare e sognare.
CREDITS
La Macchina dei Sogni
quarantaduesima edizione
La Furia e la Bellezza
Polizzi Generosa, 4-10 agosto 2025
Direzione artistica Mimmo Cuticchio
Allestimento mostra e immagine del festival Tania Giordano
Gruppo di lavoro Santa Buttaci, Giacomo Cuticchio, Nadia Daddi, Marcello D’Agostino, Tania Giordano, Giuseppe Graffeo
Web designer e social media Valerio Bellone
Documentazione video Chiara Andrich e Claudio Di Domenico
Service: Sinergie Group
Realizzazione luminarie: CA & RA – Luminarie Artistiche S.R.L.S.
Ufficio stampa Angela Mannino/Porta Felice
Progetto grafico Mela Dell’Erba
Servizi tipografici Officine grafiche soc.coop.
Consulenza amministrativa Sistema Studio Associato
Organizzazione Elisa Puleo
Fotografo di scena Alessandro D’Amico









