SPETTACOLI PER LA GRANDE SCENA
Dai semi del teatro dei pupi e del cunto la compagnia ha poi sviluppato un repertorio nuovo, che dilata i propri confini e supera le dimensioni della dimora originaria. In questi spettacoli – grazie alla drammaturgia e alla regia di Mimmo Cuticchio – i pupi dialogano con gli attori, entrano ed escono dal loro teatrino, sono inseriti contemporaneamente su due piani, quello narrativo e quello di ricerca. La trama narrativa si perde in complessi labirinti di echi, variazioni, libere associazioni, alle fantasie autonome dello spettatore. Qui il secondo piano non oscura mai il primo perché se è pur vero che possiedono il respiro della novità, essi si collocano nel privilegio della forza della tradizione da cui partono. Certamente sono un teatro di nuovo genere che integra elementi provenienti dalla pratica dei Pupi, da quella del cunto e dalle esperienze del teatro indipendente legato ad un’esigenza di sperimentalismo. I diversi elementi formano un nuovo organismo, non una momentanea unione di stili, sono qualcosa di solido che si regge sulla dialettica fra tradizione e innovazione.
REPERTORIO
Spettacoli per la grande scena
dall’Iliade di Omero
adattamento scenico e regia Mimmo Cuticchio
con Mimmo Cuticchio, Giacomo Cuticchio, Tania Giordano, Giuseppe Graffeo
musiche Giacomo Cuticchio
Alessandro Lo Giudice (flauto traverso), Paolo Pellegrino (violoncello), Nicola Mogavero (sassofono baritono), Giulia Lo Giudice (percussioni), Roberta Casella (arpa)
scene e costumi Tania Giordano
luci Marcello D’Agostino
produzione Figli d’Arte Cuticchio
L’ira di Achille è una messa in scena con i pupi pensata non per il piccolo boccascena ma per il grande palcoscenico. L’azione si svolge su tre piani scenici: gli uomini/pupi, i sacerdoti/pupari e gli dei/attori.
Giacomo Cuticchio ha scritto appositamente la suite musicale per lo spettacolo, ideato, montato e diretto dal padre Mimmo. L’epica si fonde con il contemporaneo in una messa in scena che vede in azione nuovi pupi creati sulle figure dei greci e dei troiani, nel rispetto di quei canoni tradizionali che la Famiglia d’arte si tramanda di generazione in generazione. Analogamente, strumenti antichi e moderni vengono armonizzati nella colonna sonora che accompagna, in una progressione dialettica, i fatti rappresentati, seguendone i ritmi di improvvisazione tipici del teatro dei pupi.
Paride, figlio di Priamo, re di Troia, rapisce Elena, moglie di Menelao, re di Sparta. I greci si riuniscono e decidono di dichiarare guerra ai troiani. Comandante in capo viene eletto Agamennone, re di Micene e fratello di Menelao. Tra i guerrieri ci sono i valorosi Ulisse, Aiace Oileo, Aiace Telamone, Antiloco, Diomede, Menelao, Nestore, Patroclo, Achille e l’indovino Calcante.
Le navi greche approdano sui lidi di Troia, lungo tutta la costa. Il re Priamo riunisce i suoi numerosi figli e i suoi alleati e affida il comando della difesa della città al primo- genito Ettore.
L’assedio di Troia dura nove anni. I greci, quantunque numerosi, non riescono ad avvicinarsi alle alte mura della città. Al decimo anno, Crise, sacerdote di Apollo, si presenta da Agamennone per riscattare la figlia Criseide, che era stata assegnata al re di Micene durante la spartizione di un bottino. Ma Agamennone rifiuta e lo allontana brutalmente. Il sacerdote Crise prega dunque il dio Apollo di punire l’arroganza dei greci e così Apollo scaglia le frecce della peste sul campo acheo: per 9 giorni muoiono armenti e uomini. Al decimo giorno, Achille chiede di riunire il consiglio.
da William Shakespeare
drammaturgia e regia Giacomo Cuticchio
con Giacomo Cuticchio, Salvino Calatabiano, Tania Giordano, Elisa Puleo
luci Marcello D’Agostino
musiche di Giacomo Cuticchio eseguite dal Giacomo Cuticchio Ensemble
organizzazione Elisa Puleo
Nel regno della Britannia il matrimonio tra un onesto e prode gentiluomo di nome Postumo e la figlia del re, Imogene, è turbato da un triste evento. Il re, istigato dalla moglie sposata in seconde nozze, bandisce l’uomo dal regno e lo costringe ad un immediato esilio.
Nonostante ciò, Imogene gli resta fedele e non accetta in alcun modo la corte pressante di Cloten, il malvagio figlio della regina. Seguono intrighi, duelli, battaglie per riaffermare la verità e riportare giustizia.
Lo spettacolo innesta nuove radici nella tradizione popolare del teatro dei pupi e mette in relazione tradizione e innovazione, lasciando alla creatività di Giacomo Cuticchio la responsabilità di percorrere a suo modo questa nuova avventura, difficile già di per sé, e ancora più difficile se si pensa alla novità dell’argomento rispetto alla tradizione dei pupi siciliani che incarnano le storie di Orlando e Carlo Magno e di epica cavalleresca.
Giacomo ha compiuto un lavoro di riduzione del Cimbelino, mettendo in luce la trama essenziale, il gioco delle passioni, il carattere dei vari personaggi, disponendo in sintonia il teatro dei pupi con lo spirito del genio shakespeariano al fine di dare allo spettatore i colori accesi di quest’opera che come tutti i lavori del drammaturgo inglese si ispira alla vita, la interpreta e la rappresenta. Un’attenzione particolare va alle musiche, inedite, composte dallo stesso Giacomo ed eseguite dal vivo da un quartetto d’archi.
di Mimmo Cuticchio
con Mimmo e Giacomo Cuticchio, Giuseppe Graffeo, Tania Giordano
Musiche Giacomo Cuticchio Ensemble: Marco Badami (violino), Nicola Mogavero (sax), Paolo Pellegrino (violoncello), Fabio Piro (trombone)
La nuova produzione, dal titolo La fuga di Enea, è destinata soprattutto ai giovani, in quanto incentrata sull’Eneide di Virgilio, un capolavoro dell’epica latina, che nonostante i suoi duemila e più anni di vita è ricco di riferimenti all’attualità: dal rapporto con il soprannaturale al ruolo dell’amore nella vita di tutti i giorni, dal valore dell’amicizia al fenomeno della migrazione e all’importanza del principio di comunità. La sua poesia, che restituisce tutte le sfumature dell’animo umano, è un modello di bellezza universale, un prototipo per tutte le forme letterarie successive.
La mitologia classica è un reticolo nel quale si intrecciano molteplici racconti, gli uni legati agli altri. Nel corso degli anni abbiamo più volte pescato nel mare della mitologia: dopo l’Odissea, che ci ha fornito ispirazione e materiali per l’Urlo del mostro e Il ritorno di Ulisse a Itaca, e dopo l’Iliade, che abbiamo elaborato ne Il riscatto di Priamo e L’ira di Achille, non potevamo non affrontare l’Eneide di Virgilio, le peregrinazioni del protagonista e dei suoi compagni che, scampati alla distruzione di Troia, arrivano nel Lazio dove, da profughi, pongono le fondamenta di quella che sarà la potenza universale di Roma.
La ricezione del mito di Enea nella cultura europea, dal Medioevo ad oggi, è sconfinata in ogni ambito: dalla letteratura alle arti visive, dal teatro alla musica, al cinema. Quella di Virgilio non è che l’ennesima variante di un mito enormemente complesso, che origina più di mille anni prima dell’Eneide e che nel corso dei secoli ha continuato ad arricchirsi e modificarsi, in una stratificazione di versioni funzionali di volta in volta a rinnovate strategie politiche e identitarie, interessi di città e paesi desiderosi di accreditare un fondatore prestigioso.
Il mito di Enea non è dunque un racconto del passato, al contrario, il profugo virgiliano è tornato a proporsi, in anni recenti, come emblema di altri e non meno drammatici esili. La sua figura di esule, di sconfitto senza patria, si presta ad esprimere la condizione del migrante di oggi, ed è su questi aspetti che il nostro spettacolo focalizza la sua attenzione. Nell’Eneide è rilevante il tema delle contaminazioni e del meticciato, che stanno all’origine della stessa fondazione di Roma, e che accompagnano lo sviluppo e la storia della città in tutte le epoche. La costruzione dell’Impero Romano è avvenuta, di fatto, per una stratificazione continua di mescolanze e incroci di culture. Ma l’aspetto più interessante, che ci guida nella realizzazione del nostro spettacolo, è che lo sviluppo civile e politico del mondo intero ricalca questo modello. La geografia umana appare come un incessante esodo, uno spazio comune attraversato continuamente da popoli ed etnie. La storia di Enea, la sua ricerca di una nuova patria, tuttavia, è anche storia di violenza e di soprusi, una storia di conquiste sanguinose.
L’obiettivo del nostro spettacolo è quello di far emergere, più che il racconto della guerra – con le sue atrocità e la sua veemenza distruttrice – il valore, l’intrepidezza e lo spirito di sacrificio messi al servizio di un nobile ideale. Dietro l’impalcatura eroica, tuttavia, l’Eneide è un poema profondamente triste, le sue pagine più belle e memorabili cantano di sciagure e di dolori con un tono di pietà e di compassione fraterna.
Per la messa in scena de La fuga di Enea abbiamo costruito nuovi pupi e dipinto nuovi fondali. Le musiche non saranno quelle del piano a cilindro, che accompagnano gli spettacoli tradizionali, ma del tutto originali ed eseguite dal vivo. Strumenti antichi e moderni saranno utilizzati simultaneamente per la realizzazione di una colonna sonora che accompagnerà la progressione dei fatti rappresentati, seguendo i ritmi di improvvisazione tipici del teatro dei pupi.
Dal Catai a Parigi – Arrivo di Angelica alla corte di re Carlo
Drammaturgia e regia Mimmo Cuticchio
Cuntista Mimmo Cuticchio
Opranti Giacomo Cuticchio, Giuseppe Airò, Tania Giordano
Luci Marcello D’Agostino
Musiche di Giacomo Cuticchio
eseguite da Oneiroi Quartet
Marco Badami, primo violino
Filippo Di Maggio, secondo violino
Massimo Cantone, viola
Paolo Pellegrino, violoncello
Nella corte di Carlo Magno a Parigi, in gran festa per la nascita dell’erede maschio, irrompe in tutta la sua bellezza la principessa del Catai, Angelica, figlia del Gran Baldassar della Cina. Vuole sposare uno dei Paladini, quello che riuscirà a sconfiggere in duello il fratello Argalia.
C’è il trucco, naturalmente, anzi la magia, si tratta pur sempre di una favola, ma tanto basta per suscitare tempeste d’amore e rivalità nei nobili cuori dei Paladini, che si mettono tutti all’inseguimento della bellissima e inafferrabile fanciulla.
Intanto Parigi viene assediata dai saraceni e pochi cavalieri sono rimasti a difenderla dall’assalto dei nemici.
C’è grande battaglia: teste mozzate, corpi squarciati ma la città è salva. Tra i cadaveri, un solo superstite, Medoro, soccorso da Angelica che lo cura con le sue pozioni magiche, lo salva, se ne innamora e lo sposa. Quando il Paladino Orlando lo scopre impazzisce; toccherà ad Astolfo recuperarne il senno sulla luna.
È la libera interpretazione dell’Orlando Furioso di Ariosto con contaminazioni dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo narrata dalla voce di Mimmo Cuticchio e agita dai pupi.
È la versione popolare del più famoso dei cicli cavallereschi, con tutti gli ingredienti del caso: la magia, i colpi di scena, l’eroismo vero o ostentato e l’amore, in un’interpretazione resa ancora più sapida dall’inserimento della manovra a vista . A mezza via tra spettacolo e dimostrazione di lavoro i pupi si muovono senza il piccolo boccascena in cui vengono di solito agiti e tuttavia ottengono ugualmente effetti incomparabili grazie alla capacità di Mimmo Cuticchio che con la sua capacità di moltiplicare le voci occupa meravigliosamente la scena.




